Quando è arrivato sulla mia scrivania il libro di Antonio Manzini, Orfani bianchi (Chiarelettere), ho avuto un piccolo sussulto. Quel titolo ha portato la mia mente verso immagini di dolore e solitudine così acute che per qualche giorno non ho avuto il coraggio di aprire il romanzo, con quella copertina così bella fatta di un cielo blu coperto di stelle.

Della realtà di cui parla il libro – le centinaia di migliaia di bambini dei paesi dell’est lasciati a parenti o istituti dopo che le loro madri erano partite per fare le badanti – ero venuta a conoscenza da tempo, tramite reportage su quotidiani e riviste, che ogni tanto si soffermano sull’esistenza di questa dimensione lacerante, con un corredo di foto intense che si fa fatica a guardare: bambini in vecchi ruderi, accanto a una donna anziana, quasi sempre sola, in campagne grigie…