"Te iubeste mama!"/"Mamma ti vuole bene!"

Proiectul “Te iubeste mama!” menit sa faciliteze comunicarea audio-vizuala gratuita online intre copiii ramasi in Romania si parintii acestora, care sunt la munca in Italia. Scopul principal este acela de a preveni si diminua numarul de cazuri sociale in randul copiilor ramasi acasa si sustinerea rolului parental la distanta./Comunicazione audio-visiva a distanza; uno strumento di sostegno alla genitorialità transnazionale: si rivolge alle mamme e ai papà che hanno i figli e la famiglia in un altro Paese, accompagnandoli nel difficile compito di conciliare la vita lavorativa in Italia con le esigenze della famiglia lontana.

L’odissea degli «Orfani Bianchi» e delle loro mamme @laVocedelTRENTINO.it

L’odissea degli orfani bianchi e delle loro mamme dalla Romania all’Italia.

E’ un amore che dura per tutta la vita e oltre, una sorta di sentimento eterno: il rapporto privilegiato tra madre e figlio che richiama un legame indissolubile, emozionante e adamantino. Abbondano le frasi del tipo “Mamma sei la più bella del mondo!” e non di rado, l’universo maschile, il “sesso forte” è stato tacciato di non essere cresciuto sufficientemente, perché affetto, a qualsiasi età, da “mammadipendenza”.

"Te iubeste mama"

Pensiamo al film di recente produzione “Philomena”, interpretato dall’ottimaJudi Dench, che racconta la storia di una giovane ragazza adolescente che, dopo essere rimasta incinta a diciassette anni, è costretta a lasciare il suo bambino alle suore, che lo daranno poi in adozione. A distanza di cinquant’anni non ha dimenticato quel momento e ha sempre conservato in fondo al cuore il desiderio di riabbracciare il figlio, che a sua volta non ha mai smesso di cercare la sua vera madre. Una storia che enfatizza la forza eccezionale di “un vincolo primordiale”.

Quindi pensiamo a come possa essere doloroso e traumatico il distaccoimposto dalle situazioni contingenti, legato frequentemente a ragioni economiche, tra una madre e un figlio, in rapporto ai tanti casi di donne immigrate che, per lavorare, sono costrette ad abbandonare il loro Paese e a lasciare le famiglie a casa, trascurando inevitabilmente mariti, prole e genitori anziani. In base a dati Ansa diffusi nei mesi scorsi, lo “strazio della separazione” può tradursi persino in gesti estremi: in Romania, dal 2008, sono alcune decine i minori “abbandonati” che si sono suicidati, perché incapaci di sostenere il peso della lontananza dalla madre emigrata.

Ci sono alcune centinaia di migliaia di bambini, rimasti “temporaneamente”, senza un genitore o entrambi. Tra questi sono molti quelli che hanno un’età compresa tra i 2 e i 6 anni. Un terzo dei bambini “a casa da soli” sono depressi, rileva l’Unicef. I genitori, infatti, si allontanano per periodi anche molto lunghi e i bambini hanno conseguentemente molti problemi a scuola: sono distratti, hanno disturbi di comportamento, soffrono di ansia. Alcuni mostrano atteggiamenti violenti, e i nonni o altri congiunti, a cui spesso vengono affidati, non sono in grado di esercitare un efficace controllo su di loro.

Sono detti anche “orfani bianchi” quei bambini “dimenticati” dai genitori che, a causa della povertà sono costretti ad emigrare in altre nazioni “ricche”, in cerca di lavoro. Una psicologa avrebbe affermato: ” Ognuno di loro ha un nome ma i loro genitori non sono lì a chiamarli o abbracciarli forte quando hanno bisogno, quando si interrogano sui problemi della vita, quando non capiscono perché alcune cose devono accadere proprio a loro“.

Commovente l’esperienza raccontata dall’Osservatorio sui Balcani relativa a Monica, una bambina di dieci anni, che avrebbe aspettato a lungo la sua mamma. “Senza padre sin dalla nascita e con la nonna che la picchiava, Monica si è chiusa in se stessa. Non ha più voluto né mangiare né parlare. Per mesi, dal suo letto diospedale ad Arad (ovest della Romania), guardava con i suoi grandissimi occhi marroni sempre verso la porta, sperando che da lì sarebbe entrata la sua amata mamma.

Ma la mamma, emigrata in Italia, è venuta a visitarla solo poche volte e sempre minacciandola che se non si fosse ripresa l’avrebbe abbandonata. Nonostante le minacce, il viso della bambina si illuminava quando vedeva la mamma, e secondo i medici quelli erano gli unici momenti in cui la piccola stava un po’ meglio. Del resto, i suoi occhi tristi guardavano invano la porta da dove ogni tanto entravano persone che avevano sentito della sua grande sofferenza. Ma nulla è servito, né le carezze della gente, né le parole della psicologa o gli sforzi dei medici. A dieci anni Monica si è spenta a causa di un’anoressia nervosa dopo un’agonia durata mesi e nella pesante mancanza della mamma”.

Tuttavia, anche chi parte soffre: un’alta percentuale delle immigrate ha lasciato i figli a casa, e non poche di loro incorrono in una grave forma di depressione denominata “Sindrome Italia”, espressione coniata nel 2005 da due psichiatri ucraini: Kiselyov e Faifrych. Il nome “Sindrome Italia” deriva proprio dal fatto che l’Italia è il Paese con il numero più alto di badanti romene in Europa. Rappresenta un’evidente patologia depressiva scatenata da alcuni fattori, perlopiù ricollegabili ad una crisi di identità; “queste donne non si percepiscono più come ‘buone madri’ per la prolungata lontananza dai propri figli, e per una crisi di identità relativa alla loro nazionalità dovuta ad una drammatica perdita di radici”. Molte di queste donne sprofondano nella depressione acuta, in quanto in esse maturano e si enfatizzano, talvolta, sensi di colpa e di inadeguatezza, la vergogna, la disperazione e il convincimento di non essere “madri all’altezza”, viste le distanze considerevoli che le dividono dai loro figli per lavorare in Italia e per accudire, come badanti, anziani e, ironia della sorte, i figli degli altri. Insomma donne che si sentono depotenziate nel loro ruolo genitoriale.

Claudio Riccadonna

Informazioni su Associazione Donne Romene in Italia - A.D.R.I.

A.D.R.I isi propune să încurajeze și promoveze integrarea românilor imigranți în societatea italiană, cu o atenție deosebită la realitatea emigrantelor române, de multe ori obligate să lase copiii lor în țară; să contribuie la susținerea coeziunii familiale, la cresterea gradului de constientizare a comunitatii asupra fenomenului copiilor lasati singuri in Romania, in urma plecarii parintilor la munca in strainatate, si sa contribuie la ridicarea factorului de echilibru al persoanelor care traiesc departe de tara, precum și la conștientizarea riscurilor la care sunt supuse persoanele singure, menținerea legăturii vii dintre emigrantele și emigranții români aflați în Italia cu țara si limba de origine. Sustinerea si aplicarea Proiectului "Te iubeste mama!" (c) Proiect tutelat de copyright 2011 A.D.R.I. si propone di valorizzare e supportare la condizione femminile, dell’immigrata romena, nella vita familiare e professionale e il suo positivo contributo al processo di integrazione nella società italiana. Tenendo conto della centralità della donna nella famiglia immigrata romena, del suo ruolo fondamentale nell'economia della famiglia e nell'attivazione dei rapporti sociali. Favorire e promuovere l’integrazione degli immigrati romeni nella società italiana, con particolare attenzione alla realtà delle immigrate romene, spesso obbligate a lasciare i figli in patria; Contribuire a mantenere vivo il legame delle immigrate e degli immigrati romeni presenti in Italia con il paese di origine, sostegno alla genitorialità a distanza. https://teiubestemamasilviadumitrache.wordpress.com/about/ Address adri_milano@live.it Website http://www.teiubestemama.it http://dumitrachesilvia.wordpress.com/ http://www.cuccagna.org/portal/IT/handle/?page=progetti_sportellodonna http://www.ciaoromania.ro/membri-2/membri-affiliati-2/associazione-donne-romene-in-italia-a-d-r-i/

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