"Te iubeste mama!"/"Mamma ti vuole bene!"

Proiectul “Te iubeste mama!” menit sa faciliteze comunicarea audio-vizuala gratuita online intre copiii ramasi in Romania si parintii acestora, care sunt la munca in Italia. Scopul principal este acela de a preveni si diminua numarul de cazuri sociale in randul copiilor ramasi acasa si sustinerea rolului parental la distanta./Comunicazione audio-visiva a distanza; uno strumento di sostegno alla genitorialità transnazionale: si rivolge alle mamme e ai papà che hanno i figli e la famiglia in un altro Paese, accompagnandoli nel difficile compito di conciliare la vita lavorativa in Italia con le esigenze della famiglia lontana.

Amore di mamma, la cura per i bimbi romeni @Il Fatto Quotidiano

10696876095608

Le urla di una madre hanno un’ eco sorda, ma sollevano le acque degli oceani. Veronica Tomassini @Il Fatto Qutidiano – 18 aprile 2012

C’è un ospedale a Iasi, è un ospedale psichiatrico. Nel 2010, la pediatra Mihaela Ghircoias ammise con preoccupazione che su mille bambini curati, la metà di questi aveva la madre in un altro Paese. Nel 2010, l’ospedale psichiatrico di Iasi curava 500 bambini affetti dalla “sindrome da congedo” o “orfani bianchi”, con storie di abuso…

Impiccarsi a dieci anni (da “Il fatto quotidiano” 18 aprile 2012)

pubblicata da Veronica Tomassini il giorno venerdì 20 aprile 2012 alle ore 9.49 ·

Razvan, dove sei?

Sono le quattro del pomeriggio. Razvan ha gonfiato il pallone, seduto sui gradini davanti la porta di casa. Poi Razvan ha poggiato i suoi occhiali di bambino sopra la sedia con lo schienale alto e nella povera cucina della nonna, quattro metri per due, tirata sù con logore travi di legno, ha agganciato il piolo, sistemato il cappio della corda. Razvan sale sulla sedia e pensa: “In due giorni ti porto qui, mamma”. Razvan scalcia la sedia con lo schienale alto. Razvan si è impiccato, Razvan dieci anni, di Iasi, Moldavia romena. Razvan è morto suicida.

Florin ha realizzato, così come Razvan, che la nostalgia della madre era davvero insopportabile, Florin Nelu, undici anni di Tirsolt. Giocava con i compagni di classe, bambino gioioso riferisce la maestra. Florin annoda la fune al suo collo nel cortile del capannone dove viveva con gli zii. La madre, il padre, il fratello di Florin sono partiti per l’Europa. E l’Europa è sempre lontana, è sempre un’altra cosa.

Razvan con il ditino paffuto seguiva sull’atlante la distanza tra Iasi e l’Italia, in Italia c’è la madre. “Ora la porto qui, mamma, in due giorni la faccio tornare” diceva ai compagni della quarta classe. Razvan giocava a palla.

Florin non sopportava il dolore, mamma quando torni, sono suppliche inenarrabili. A scuola di Florin a Tersolt il cortile era coperto di neve e i bambini ridevano come sanno ridere i bambini. Florin è volato in cielo a febbraio, c’era molta neve nel cortile di scuola, e i bambini giocavano come sanno giocare i bambini. Florin è volato in cielo, non poteva più aspettare.

417592_248643621905556_35521287_n

Razvan, dove sei? Catalin, il padre: Razvan, dove sei? Sono le quattro del pomeriggio. La cucina di nonna è breve, due metri per quattro. Razvan non risponde.

A Iasi ci sono le università, a Liteni, a poco più di cinquanta chilometri, le strade sono ancora sterrate, solcate da muli o da cavalli carichi con calanchi primitivi e donne con i foulard in testa e i camini che sfiatano sulle campagne. Da Liteni partono i romeni, il 30% degli abitanti sono i nostri immigrati, partono per l’Europa. Le donne soprattutto, le mamme, come la madre di Razvan, orfano bianco, morto sucida. A nord est della Romania, nascono e spesso muoiono gli “orfani bianchi” cosiddetti, sono un totale di un milione in tutta la nazione contro i circa tre milioni di romeni che hanno lasciato il paese. Orfani bianchi, come Florin Nelu. O come Monica dieci anni di Arad, ovest della Romania. Monica viveva con la nonna, la madre era partita per l’Italia. Faceva la badante con tutta probabilità. Monica aveva deciso di non mangiare più. E’ andata via in pochi mesi, guardava sempre la porta, dal suo letto di ospedale, e quell’unica volta che vide la madre le sembrò possibile ogni cosa, persino vivere. E invece anche Monica è volata in cielo. E la madre è ripartita. Faceva la badante. Piatra Neamt, 350 chilometri a nord di Bucarest, al confine con i Carpazi. Il bambino ha dieci anni, la madre è appena partita per l’Italia, il bambino è in orfanotrofio, tenta il suicidio. Lo salvano. La madre ritorna, lo riprende. Un orfano bianco in meno. Certe bambine si sono date la morte con il veleno. Certi bambini pensano che Tom Sawyer avesse finto la sua morte per una giusta ragione. Forse Tom Sawyer non è un buon esempio. E poi ci sono le cifre: 3 mila romeni, ogni anno, si tolgono la vita impiccandosi. E poi c’è l’eroe letterario de “La foresta degli impiccati”, Apostol Bologa (considerato il primo romanzo psicologico della letteratura rumena, di Liviu Rebreanu), che sceglie la medesima sorte, appeso ad una corda: il soldato Emil nella vita vera, nella vita vera era il fratello dello scrittore, soldato durante la grande guerra, in Transilvania, morto suicida, nel 1917, impiccato. Certi romeni dicono che è nel loro sangue finire così. Quando Monica dieci anni di Arad è volata in cielo, le donne del villaggio, quelle rimaste, hanno gridato oltraggiate: basta, basta, restiamo con i figli, basta donne, madri. Basta. La madre di Monica però era dura di cuore: Monica mangia, Monica mangia o non torno più. La bambina esultò comunque, mamma sei qui. Esultava  davvero, debole, piccolina, quasi un tenero feto.

Quando Florin è volato in cielo, il consiglio scolastico ha dichiarato: “Era un bambino felice, senza problemi di comportamento”.  A Tirsolt nevicava quel giorno, era febbraio, e i bambini giocavano in cortile. Così titolava il giornale del villaggio: “Nelu Florin B. de 11 ani s-a sinucis de dorul mamei”.  Per il desiderio della mamma.

Razvan aveva appena finito di gonfiare la palla, era di Iasi. Soffice come il cotone, bianco e rosa, con occhiali da bambino poggiati sulla sedia. Razvan, Razvan, dove sei? Catilin, il padre: Razvan, sei qui?

Una candela bruciava sopra uno sgabello zoppo. Razvan.

Le donne del villaggio di Tirsolt si vestono di nero, una donna parla senza voce, forse è una parente di Florin.

La  madre di Razvan tornò a casa, in corriera, scossa dal tremore sopra mulattiere impervie, come desiderava il bambino, “tornerai in due giorni mamma, ti faccio tornare io” .

L'amore è una grande medicina

L’amore è una grande medicina

http://veronicatomassini.wordpress.com/2012/11/15/gli-orfani-bianchi/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/amore-di-mamma-la-cura-per-i-bimbi-romeni/205174/

Informazioni su Associazione Donne Romene in Italia - A.D.R.I.

A.D.R.I isi propune să încurajeze și promoveze integrarea românilor imigranți în societatea italiană, cu o atenție deosebită la realitatea emigrantelor române, de multe ori obligate să lase copiii lor în țară; să contribuie la susținerea coeziunii familiale, la cresterea gradului de constientizare a comunitatii asupra fenomenului copiilor lasati singuri in Romania, in urma plecarii parintilor la munca in strainatate, si sa contribuie la ridicarea factorului de echilibru al persoanelor care traiesc departe de tara, precum și la conștientizarea riscurilor la care sunt supuse persoanele singure, menținerea legăturii vii dintre emigrantele și emigranții români aflați în Italia cu țara si limba de origine. Sustinerea si aplicarea Proiectului "Te iubeste mama!" (c) Proiect tutelat de copyright 2011 A.D.R.I. si propone di valorizzare e supportare la condizione femminile, dell’immigrata romena, nella vita familiare e professionale e il suo positivo contributo al processo di integrazione nella società italiana. Tenendo conto della centralità della donna nella famiglia immigrata romena, del suo ruolo fondamentale nell'economia della famiglia e nell'attivazione dei rapporti sociali. Favorire e promuovere l’integrazione degli immigrati romeni nella società italiana, con particolare attenzione alla realtà delle immigrate romene, spesso obbligate a lasciare i figli in patria; Contribuire a mantenere vivo il legame delle immigrate e degli immigrati romeni presenti in Italia con il paese di origine, sostegno alla genitorialità a distanza. https://teiubestemamasilviadumitrache.wordpress.com/about/ Address adri_milano@live.it Website http://www.teiubestemama.it http://dumitrachesilvia.wordpress.com/ http://www.cuccagna.org/portal/IT/handle/?page=progetti_sportellodonna http://www.ciaoromania.ro/membri-2/membri-affiliati-2/associazione-donne-romene-in-italia-a-d-r-i/

Un commento su “Amore di mamma, la cura per i bimbi romeni @Il Fatto Quotidiano

  1. Leda Toschi
    novembre 2, 2012

    Questo racconto, purtoppo e tremendamente vero, mi fa rabbrividire, non immaginiamo nemmeno quanta sofferenza può entrare nel cuore di un bambino per la lontanza della propria madre. Molti sottovalutano queste situazioni, perchè danno per scontato che i bambini tutto sopportano perchè da piccoli non sanno sufficientemente esprimersi, ma che da grandi esploderanno con grandi reazioni e talune volte pericolose ed autolesioniste. Impariamo a riconoscere la disperazione dei bimbi e le loro grida di dolore.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il maggio 26, 2012 da in Foto, Italiana/Italiano con tag , , , , , .
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: