"Te iubeste mama!"/"Mamma ti vuole bene!"

Proiectul “Te iubeste mama!” menit sa faciliteze comunicarea audio-vizuala gratuita online intre copiii ramasi in Romania si parintii acestora, care sunt la munca in Italia. Scopul principal este acela de a preveni si diminua numarul de cazuri sociale in randul copiilor ramasi acasa si sustinerea rolului parental la distanta./Comunicazione audio-visiva a distanza; uno strumento di sostegno alla genitorialità transnazionale: si rivolge alle mamme e ai papà che hanno i figli e la famiglia in un altro Paese, accompagnandoli nel difficile compito di conciliare la vita lavorativa in Italia con le esigenze della famiglia lontana.

Ancora sulla Sindrome Italia – Carmen, una storia come tante – di Stefano Romano

Della Sindrome Italia ne abbiamo già parlato. La forma depressiva acuta che colpisce le lavoratrici dell’Est Europa, soprattutto moldave e romene, che raggiungono l’Italia per accudire le nostre famiglie e lasciano i propri figli senza poterli vedere per anni. Questa forma depressiva colpisce sia le badanti in Italia che i figli nelle loro terre di provenienza. Bambini ancora in fase pre-adolescenziale si tolgono la vita per il peso insostenibile della lontananza. Gli “orfani bianchi”. Ma le statistiche, per quanto agghiaccianti, rimangono freddi numeri. Carmen ha un volto ed una voce. Questa è la sua esperienza.

Carmen ha 35 anni, è partita dalla Romania a 29 anni per venire a lavorare in Italia dopo la morte di suo padre. Viene da un piccolo paese, caratterizzato da una cultura chiusa e molto tradizionale, profondamente patriarcale, dove la donna a nulla di più può aspirare che essere madre e moglie. Sono piccole realtà in cui le leggi dell’apparenza e della convenzione hanno lo stesso peso dei valori religiosi, e di conseguenza la reputazione in paese è un destino che segna ogni anima.

Carmen – Foto di Stefano Romano

Carmen conosce a 16 anni un ragazzo più grande di lei di solo due anni, e dopo tre settimane di fidanzamento lui la rapisce, consensualmente, e dopo averne rubato la purezza lascia che le consuetudini del posto facciano il loro corso. E così è; una volta che i genitori di lei la trovano in un altro paese con il fidanzatino, appresa la sua nuova condizione, acconsentono al matrimonio. A patto, però, che lei vada a vivere con lui, perché una figlia sposata deve vivere con il marito.

Inizia per Carmen un lungo inferno quotidiano; perché lui non la ama, forse non sa neanche cosa sia l’amore, e non ha nessuna voglia di prendersi alcuna responsabilità nella vita. Del resto ha solo 20 anni e un mostro dentro chiamato alcoolismo. Beve sempre di più, picchia la giovane moglie e mette al mondo una figlia. Carmen non ha un buon rapporto con la sua famiglia, troppo rigida nelle sue convinzioni, e pessimo con la famiglia di lui che lo giustifica in tutto, perché è un figlio maschio. Ha però la figlia, attorno a lei edifica una normalità apparente, fatta di agricoltura e duro lavoro. Lui nel frattempo parte militare, va in galera e mette al mondo un secondo figlio, dopo anni. Ognuno di questi anni trascorso sempre nel medesimo modo: alcool per sé e violenza per la moglie.

Lei compra anche una casa tutta per loro, sperando che la distanza dalla famiglia di lui possa attenuarne la malsana influenza. Ma il marito le ombre le ha dentro di sé. Carmen è disperata e i soldi non bastano mai; due figli comportano delle spese, mai quanto i debiti e la sete del marito. A 29 anni parte per l’Italia, perché altre donne nel suo paese le hanno raccontato delle opportunità di lavoro che offre il nostro paese. E’ stato un momento difficilissimo, nonostante abbia subito trovato lavoro come badante. Era il periodo in cui ancora si entrava in Italia e se ne usciva con i visti, ma non era facile ottenerli, perciò per un anno rimane obbligata qui. Partita con un peso di 76 chili torna nel suo paese dopo un anno pesandone solo 47. Già pensava che il cancro che le aveva portato via il padre avesse segnato anche lei. Ma era solo depressione: il cancro dell’anima. Torna in Italia passando da un’anziana ad un’altra, mentre i figli vivono con i genitori di lui perché il marito non aveva tempo né cuore di prendersene cura.

Grazie all’aiuto della famiglia con cui lavora Carmen riesce a portare in Italia il marito, tentando l’ultima carta: magari la lontananza dalle pessime compagnie ed un lavoro sono in grado di far maturare quell’uomo. Trova anche un appartamento nello stesso palazzo in cui lavora come badante (e le parole che lei ha per questa famiglia italiana sono piene di gratitudine). Dopo poco li raggiunge anche il figlio piccolo, di soli 5 anni. Carmen intravede un poco di luce nel suo inferno. Tuttavia lui non cambia. Beveva i Romania e beve in Italia. Beve al punto da dimenticarsi di andare a prendere il figlio a scuola. Carmen racconta tutto questo e piange.

Li separano poche rampe di scale ma ugualmente vive con l’angoscia di quello che può combinare l’uomo. A volte a suonare al campanello è la polizia e lei capisce in un attimo. E’ inutile. Lascia che entrambi tornino in Romania, e lei con uno stipendio mantiene i suoi figli, i vizi del marito, i genitori di lui e la sua famiglia. Le notizie che giungono da oltre-confine vanno sempre peggiorando. Lui ruba, accresce i debiti. Fino alla goccia che fa traboccare il vaso: ha una relazione con una ragazza che ha la stessa età della figlia. Carmen è esasperata e logorata dentro. Torna in Romania e prova ancora una volta a cambiare le cose, tentando di convincere il marito ad andare in clinica, tutto pagato da lei, per disintossicarsi dall’alcool. Ma a rifiutare è la famiglia di lui, ne va del loro onore, sarebbe un’onta.

Carmen- Foto di Stefano Romano

Sono trascorsi quindici anni di inferno, la stanchezza mina ogni cellula; Carmen non è neanche in grado di parlare con il marito perché alle otto di mattina è già ubriaco. Il datore di lavoro le invia un biglietto a sue spese per farla tornare in Italia, le da alcune settimane per pensarci. La famiglia italiana sa che se lei rimane nel suo paese non sarà mai felice, e forse felice Carmen non lo è mai stata. Lei ci ha provato, ma è stato inutile. Chiede il divorzio, e lui senza pensarci sopra prende le sue cose e torna a casa dei genitori. Però i figli erano già iscritti a scuola in Romania, allora torna da sola in Italia, quattro anni fa, sperando che l’ex-marito le conceda poi il permesso per avere con sé il figlio piccolo, ché la grande si è già sposata ed è indipendente.

Qui conosce un uomo italiano e diventa il suo compagno. Ed è la parte più toccante, perché nelle meraviglie che la vita ci riserva, una frase che suona ai più normale per alcuni acquista un valore inimmaginabile. E se per quindici anni nessuno ti ha mai chiesto come stai, cosa hai mangiato, cosa provi, tornare dal lavoro a casa  e trovare un uomo che ti domanda come è andata la giornata vale più di mille dichiarazioni d’amore. In tanti anni Carmen non ha mai ricevuto un augurio di compleanno. Ora, per la prima volta, sì.

Ma il figlio non riesce a portarlo in Italia. Nel divorzio l’affidamento è stato assegnato ad ambo le parti, pertanto lei non può averlo con sé senza il permesso e la firma dell’ex-marito. Però in quel tipo di cultura patriarcale, un padre senza il figlio maschio non è ammissibile, è uno schiaffo alla reputazione. Non perché lo ami, bensì per farne vetrina dell’orgoglio maschile. Carmen sa che il figlio di 10 anni già fuma, perché lo fa il padre, e la notte non tornano prima delle due perché la trascorrono nei bar ad ubriacarsi. Il figlio ama il calcio e Carmen per un compleanno le aveva spedito un pallone di buona fattura; l’uomo l’ha venduto per ricavarne soldi da bere. Si è affidata agli avvocati nel suo paese, ma la corruzione morale fa sì che vadano persi documenti, invalidate perizie. Senza tirare in ballo Kafka, qui il discorso è più bieco. E lei non ha i soldi per rivolgersi anche ad avvocati in Italia.

Carmen non ha lasciato il figlio, o abbandonato, e questo te lo dice con le lacrime che le rigano il volto. Partirebbe a piedi ora per andarselo a prendere, se fosse possibile. Sta ancora aspettando un giudice che constati l’evidenza e lasci libero un figlio alla deriva di vivere un affetto puro e naturale.

Carmen è una badante romena. È un angelo silenzioso che abita nelle nostre case e si prende cura dei nostri anziani, seguendoli spesso fino al loro ultimo momento di vita. Molte altre come lei. Quando parliamo dei romeni in Italia fermiamoci un attimo per pensare a Carmen. Provate a sentire le sue lacrime calde sul vostro viso. I numeri delle statistiche sono freddi, i luoghi comuni sono vuoti, solo le lacrime hanno il calore delle storie che racchiudono.

Questa sera pregate che Carmen possa riabbracciare suo figlio. Lei non saprà delle vostre preghiere, ma Dio sì.

Da una poesia di Carmen:

“A volte sorridi, facendoti forza \ ma nessuno al mondo \ ti toglie la tristezza \ lontano dai figli, lontano da casa \ vorrei andare, vorrei volare \ in un attimo solo arrivare.”
Fonte: http://giornaleilreferendum.com/2012/05/02/ancora-sulla-sindrome-italia-carmen-una-storia-come-tante/

Informazioni su Associazione Donne Romene in Italia - A.D.R.I.

A.D.R.I isi propune să încurajeze și promoveze integrarea românilor imigranți în societatea italiană, cu o atenție deosebită la realitatea emigrantelor române, de multe ori obligate să lase copiii lor în țară; să contribuie la susținerea coeziunii familiale, la cresterea gradului de constientizare a comunitatii asupra fenomenului copiilor lasati singuri in Romania, in urma plecarii parintilor la munca in strainatate, si sa contribuie la ridicarea factorului de echilibru al persoanelor care traiesc departe de tara, precum și la conștientizarea riscurilor la care sunt supuse persoanele singure, menținerea legăturii vii dintre emigrantele și emigranții români aflați în Italia cu țara si limba de origine. Sustinerea si aplicarea Proiectului "Te iubeste mama!" (c) Proiect tutelat de copyright 2011 A.D.R.I. si propone di valorizzare e supportare la condizione femminile, dell’immigrata romena, nella vita familiare e professionale e il suo positivo contributo al processo di integrazione nella società italiana. Tenendo conto della centralità della donna nella famiglia immigrata romena, del suo ruolo fondamentale nell'economia della famiglia e nell'attivazione dei rapporti sociali. Favorire e promuovere l’integrazione degli immigrati romeni nella società italiana, con particolare attenzione alla realtà delle immigrate romene, spesso obbligate a lasciare i figli in patria; Contribuire a mantenere vivo il legame delle immigrate e degli immigrati romeni presenti in Italia con il paese di origine, sostegno alla genitorialità a distanza. https://teiubestemamasilviadumitrache.wordpress.com/about/ Address adri_milano@live.it Website http://www.teiubestemama.it http://dumitrachesilvia.wordpress.com/ http://www.cuccagna.org/portal/IT/handle/?page=progetti_sportellodonna http://www.ciaoromania.ro/membri-2/membri-affiliati-2/associazione-donne-romene-in-italia-a-d-r-i/

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il maggio 2, 2012 da in Italiana/Italiano con tag , , , , , , , , , .
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: