"Te iubeste mama!"/"Mamma ti vuole bene!"

Proiectul “Te iubeste mama!” menit sa faciliteze comunicarea audio-vizuala gratuita online intre copiii ramasi in Romania si parintii acestora, care sunt la munca in Italia. Scopul principal este acela de a preveni si diminua numarul de cazuri sociale in randul copiilor ramasi acasa si sustinerea rolului parental la distanta./Comunicazione audio-visiva a distanza; uno strumento di sostegno alla genitorialità transnazionale: si rivolge alle mamme e ai papà che hanno i figli e la famiglia in un altro Paese, accompagnandoli nel difficile compito di conciliare la vita lavorativa in Italia con le esigenze della famiglia lontana.

“La patria è dove è mia madre: La storia di Silvia e Oana” – di Stefano Romano

Silvia e Oana sono madre e figlia romene.

Nell’evidenza dei fatti sono due persone singole ma a guardarle bene sono un’unica entità. L’amore che trasmette il loro sorriso non lascia dubbi . Eppure questa è la conclusione della storia, perché fortunatamente, a volte, la vita riserva esiti lieti. Ma se tu chiedi a Silvia di tornare indietro di dieci anni allora il suo sguardo si vela e Oana si irrigidisce e si volta verso la finestra.

Silvia proviene da un piccolo paese della Romania, e dopo la separazione dal marito  decide di venire a lavorare in Italia.  Era il 2002 e i motivi sono gli stessi di chi compie, ogni giorno, la medesima scelta. Oana è sempre vissuta solo con la madre, perché quando Silvia si è separata lei aveva appena 6 mesi. Quando la madre parte Oana ha 10 anni e rimane con i nonni materni.

Silvia trova subito lavoro e guadagna all’epoca 21 euro in tre ore (in Romania occorre un mese di lavoro per raggiungere la stessa cifra). Però è difficile in quei momenti poter tornare a casa, problemi di visto – ora tutto è più semplice, dopo che nel 2007 la Romania è entrata a far parte dell’Unione Europea; pertanto Silvia per due anni rimane in Italia, riuscendo a parlare al telefono con la figlia solo una volta alla settimana.

Due anni possono sembrare pochi ma, innanzitutto il dolore non ha una tabella omologata ai cuori di tutti, e poi ora siamo in grado parlare di due anni perché è il passato, ma nel momento presente del vissuto l’incertezza era la garanzia della sofferenza.

Oana ama la nonna, si trova bene con lei, però quando ai ricevimenti scolastici con gli insegnanti, tutti i suoi compagni hanno i genitori e lei la nonna un poco le si stringe il cuore. Mentre ogni volta che Silvia si siedea tavola per mangiare pensa a cosa starà mangiando sua figlia. Ogni giorno questo pensiero, moltiplicatelo per due anni.

Se domandi a Silvia il momento che più le è pesato in quegli anni di lontananza, ti risponde con gli occhi umidi  la festa di fine anno scolastico della figlia. A conclusione delle elementari si festeggia con i figli ed i genitori, e sfortunata coincidenza vuole che di fronte la casa dove lavora Silvia ci sia una scuola elementare: le urla di gioia dei bambini a fine anno sono per lei aghi al cuore difficili da rimuovere.

Però Silvia dopo due anni riesce a tornare in Romania e a portare Oana con lei.

Appena arrivata la figlia neanche la riconosce, era andata via magra e la ritrova ingrassata; ma lo shock dura poco. Ora devono recuperare, anche se Oana ti dice che lei – appena vista la madre – è tornata al momento in cui si erano separate. L’amore è ripartito come un treno alla stazione, stesso binario e stessa destinazione.

Certo la paura era talmente tanta che l’ultima notte la figlia non è riuscita a dormire; era terrorizzata che fosse tutto un’illusione e che la madre tornasse in Italia da sola. Invece partono insieme.

Inizialmente è difficile ambientarsi, i primi sei anni a scuola ha dovuto ingoiare l’amaro dei pregiudizi e gli scherni dei compagni italiani: Oana è romena. Ma è una ragazza forte, anzi trasforma quella differenza in qualità, e diventa la protagonista di un cortometraggio girato un anno fa nella sua scuola. Si chiama “La valigia” e racconta proprio la sua storia. Il film ha successo e vince anche dei premi. Sulla scia di questo ci scrive anche un libro: “Il viaggio”, il racconto della lontananza, della sofferenza per una madre  distante e l’arrivo in Italia. Ora il suo sogno è lavorare nel sociale per aiutare gli stranieri che giungono in Italia.

Alla domanda se manca loro la Romania ti rispondono in coro “No”. Certo, ascoltare l’inno romeno le commuove, così come le canzoni tradizionali o le immagini della loro terra. Però Oana ti dice che la sua patria è dove è la madre. È una frase che fa venire i brividi.

Ma forse questa è una profonda verità. Nonostante si traccino confini, si perduri nelle discriminazioni, si lotti per rimarcare differenze di culture e qualità morali, gli affetti sono le vere terre da abitare.

Capire questo significa vivere serenamente ogni città del mondo.

Informazioni su Associazione Donne Romene in Italia - A.D.R.I.

A.D.R.I isi propune să încurajeze și promoveze integrarea românilor imigranți în societatea italiană, cu o atenție deosebită la realitatea emigrantelor române, de multe ori obligate să lase copiii lor în țară; să contribuie la susținerea coeziunii familiale, la cresterea gradului de constientizare a comunitatii asupra fenomenului copiilor lasati singuri in Romania, in urma plecarii parintilor la munca in strainatate, si sa contribuie la ridicarea factorului de echilibru al persoanelor care traiesc departe de tara, precum și la conștientizarea riscurilor la care sunt supuse persoanele singure, menținerea legăturii vii dintre emigrantele și emigranții români aflați în Italia cu țara si limba de origine. Sustinerea si aplicarea Proiectului "Te iubeste mama!" (c) Proiect tutelat de copyright 2011 A.D.R.I. si propone di valorizzare e supportare la condizione femminile, dell’immigrata romena, nella vita familiare e professionale e il suo positivo contributo al processo di integrazione nella società italiana. Tenendo conto della centralità della donna nella famiglia immigrata romena, del suo ruolo fondamentale nell'economia della famiglia e nell'attivazione dei rapporti sociali. Favorire e promuovere l’integrazione degli immigrati romeni nella società italiana, con particolare attenzione alla realtà delle immigrate romene, spesso obbligate a lasciare i figli in patria; Contribuire a mantenere vivo il legame delle immigrate e degli immigrati romeni presenti in Italia con il paese di origine, sostegno alla genitorialità a distanza. https://teiubestemamasilviadumitrache.wordpress.com/about/ Address adri_milano@live.it Website http://www.teiubestemama.it http://dumitrachesilvia.wordpress.com/ http://www.cuccagna.org/portal/IT/handle/?page=progetti_sportellodonna http://www.ciaoromania.ro/membri-2/membri-affiliati-2/associazione-donne-romene-in-italia-a-d-r-i/

4 commenti su ““La patria è dove è mia madre: La storia di Silvia e Oana” – di Stefano Romano

  1. Fausto Gaffuri
    aprile 30, 2012

    VERO, IL CUORE E’ LA PATRIA PIU’ BELLA, PECCATO CHE CI VIVONO IN POCHI….

    • Stefano Romano
      maggio 1, 2012

      grazie Fausto, è bello trovare storie da raccontare di chi invece ha compiuti questa dolce scelta.

  2. jugaru adriana
    aprile 30, 2012

    Il lieto fine lo auguro a tutti coloro che attraversano situazioni difficili. Oana e Silvia ci sono riuscite, ma nessuna delle due potranno mai dimenticare! Storia di immigrazione, causa-effetto,…. Spero che chiunque legga possa capire ciò che si vive in certe situazioni e che l’articolo possa contribuire anche a sensibilizzare da un lato le madri che hanno i figli in Romania e dall’altro i datori di lavoro, gli amici italiani , farli capire soprattutto che sono scelte molto dolorose e non facili per niente.

  3. liliana
    maggio 2, 2012

    Bella storia di vita e di lontananza!!! si, in questo caso con un lieto fine… mamma e figlia di nuovo insieme! leggendo la loro storia, come mi succede tutte le volte che leggo delle storie che riguardano gli immigrati, mi commuovo … mi vengono i brividi.

    Condivido ciò che ha scritto Adriana: “Spero che chiunque legga possa capire ciò che si vive in certe situazioni e che l’articolo possa contribuire anche a sensibilizzare da un lato le madri che hanno i figli in Romania e dall’altro i datori di lavoro, gli amici italiani , farli capire soprattutto che sono scelte molto dolorose e non facili per niente”.

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Questa voce è stata pubblicata il aprile 30, 2012 da in Italiana/Italiano con tag , , , , , , , , .
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