Adolescenti left behind

Laura Capatana, con il suo documentario “Aici…adica acolo“, affronta il tema dei bambini left behind in Romania. Prendendo le distanze dai casi sensazionalistici spesso riportati dai media ci accompagna dentro la quotidianità di due adolescenti, dando voce al loro punto di vista. Un’intervista
Perché hai deciso di occuparti della tematica dei bambini l eft behind , i bambini i cui genitori sono migrati all’estero per lavorare?
Ho iniziato ad occuparmi di questo tema nel 2007 quando scrivevo come giornalista per alcuni quotidiani tedeschi. Come giornalista mi ero occupata principalmente di casi altamente drammatici, bambini che si erano suicidati o che avevano avuto problemi con la giustizia a seguito della migrazione dei loro genitori. In quel periodo avevo girato tutto il paese, in particolare la Transilvania. Per circa sei mesi ho incontrato e parlato con tante famiglie, bambini e anche sociologi, psicologi e assistenti sociali che si occupavano dei bambini cosiddetti left behind .
Il fenomeno è molto esteso in Romania e sono tanti quei bambini che hanno uno o entrambi i genitori all’estero. Durante questa ricerca ho realizzato come generalmente questi bambini sono bambini “normali”, solo alcuni di loro rappresentano dei casi speciali, come quelli di cui mi ero occupata nei miei articoli, ma tutti sono accomunati da un senso di vuoto e di tristezza.
Così è nato il mio interesse a capire meglio questo senso di vuoto, anche perché la loro vita mi ricordava in parte la mia esperienza di adolescente: a 14 anni sono andata via dalla casa dei miei genitori per studiare in un’altra città; mi ricordo bene quanto mi mancassero. Il mio desiderio era di capire quello che pensano questi adolescenti e dare loro voce.
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Nel mio documentario ho voluto raccontare la vita di una famiglia normale, una famiglia i cui genitori sono partiti per la Spagna quando le figlie Sanda e Ani erano ancora piccole. Nel momento in cui abbiamo girato il documentario le ragazze erano adolescenti, vivevano con i nonni, frequentavano la scuola e non avevano particolari problemi economici. Una situazione che mi ha quindi permesso di concentrarmi sul loro stato emotivo.
Come sei riuscita ad entrare in modo così intimo nella vita della famiglia di Sanda a Ani? Immagino che essendo una tematica così scottante e attuale non sia stato facile .
Trovare il soggetto giusto, la famiglia giusta, non è stato facile. Le persone avevano paura che avrei potuto parlare di loro come uno di quei casi di cui si sente parlare alla televisione, casi speciali, che non sono generalizzabili alla situazione di tutti i bambini che vivono con i genitori lontani.

Synopsis:
Ani and Sanda are two girls from Maramures who grew up with their grandparents. Their parents are working in Spain, like so many other Romanians. When they left, their common project looked promising: with the money earned in Spain they would build a house in which the whole family would be happy. After more than 10 years, things haven’t turned out as planned, and the big house is far from being finished. Laura Capatana-Juller accompanied Ani and Sanda for three years, following with a tender and talented eye the struggles of these two girls turned into teenagers while their parents were away. A film on a global issue seen through
Synopsis:
Ani si Sanda sunt doua fete din Maramures, crescute de bunici. Parintii lor muncesc in Spania, la fel ca multi alti romani. Cand au plecat, planul parintilor suna promitator: cu banii castigati in Spania vroiau sa-si cumpere o casa in care toata familia sa fie fericita. Dupa mai mult de zece ani, lucrurile nu s-au desfasurat conform planului si casa cea mare e departe de a fi terminata. Laura Capatana-Juller le-a insotit pe Ani si Sanda timp de trei ani, urmarind cu afectiune si talent incercarile prin care au trecut cele doua fete devenite adolescente in absenta parintilor. Un film despre o problema globala vazuta prin microscopul filmarii directe.
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Un giorno proprio quando mi stavo scoraggiando e stavo per abbandonare l’idea di girare il documentario, ho visto una fiction su Youtube. Un gruppo di ragazzi adolescenti sotto la guida di un loro professore avevano girato un piccolo filmato che raccontava la storia di un’adolescente che in seguito alla partenza dei genitori per l’estero decide di suicidarsi. Così ho contattato il professore di questa scuola di Sighet, dove la percentuale dei ragazzi che hanno i genitori all’estero è altissima. Il professore è stato disponibilissimo e mi ha aperto le porte della scuola. Sono andata a Sighet e abbiamo deciso di organizzare un workshop con un gruppo di otto adolescenti che avevano i genitori all’estero.
Ho insegnato loro ad usare la videocamera ed ho spiegato loro che avevo intenzione di girare un documentario su quell’argomento e piano piano sono diventata loro amica. Stavo a Sighet per due o tre settimane poi tornavo a casa e poi tornavo altre due tre settimane da loro.
Un giorno Ani mi ha invitata a casa e lì ho conosciuto anche la sorella più grande Sanda e la nonna e subito c’è stato un ottimo feeling. Ho chiesto quindi alla nonna se potevamo sentire i genitori di Sanda e Ani per chiedere il permesso di girare il documentario nella loro famiglia. La nonna con tono tra il serio e lo scherzoso mi ha fatto notare che anche se i genitori avessero dato il consenso era lei quella a cui dovevo chiedere, non solo perché anche lei sarebbe stata presente nel documentario ma soprattutto volendo intendere che sin da quando erano molto piccole le due nipoti erano state cresciute da lei.
La nonna è una figura centrale nel documentario…
Il padre è partito la prima volta quando le figlie avevano 4 e 8 anni, e più tardi è partita anche la madre. I genitori in Spagna lavoravano molto, con l’obiettivo di finire la costruzione della casa nuova che è adiacente a quella dei nonni. Ma la casa non finiva mai, passavano gli anni e le figlie sono diventate adolescenti e i genitori hanno continuato ad essere distanti, a lavorare molto senza realizzare appieno la sofferenza delle figlie perché non erano lì quando loro piangevano o quando avevano momenti di tristezza.
Le figlie quando i genitori sono partiti erano molto piccole, hanno subito la situazione e non hanno avuto potere decisionale di fronte alla scelta migratoria dei genitori.
La nonna invece è quella che capisce tutto, perché vede nel quotidiano le nipoti e realizza nella vita di tutti i giorni il loro senso di vuoto. Capisce che quella casa così grande forse non è indispensabile per una famiglia e che per finirla ci vorrà molto tempo, tempo nel quale le figlie stanno crescendo e stanno diventando donne. Spesso la nonna si lamenta quando arrivano a casa i pacchetti con i regali e realizza che a volte i soldi sono spesi in modo superfluo e inopportuno perché il costo di quei regali è la distanza dalle figlie.
Nella regione del Maramureș vi sono molte grandi case, spesso vuote. Le persone in questa zona sono molto orgogliose e quindi per loro è importante poter mostrare ai vicini che anche loro hanno una casa enorme. In realtà però quasi nessuno poi ci vive.
Posso chiederti se sai se i genitori hanno mai pensato di portare le figlie con loro in Spagna?
Si, avrebbero voluto, ma poi hanno realizzato che dovendo lavorare molto duramente alla fine le figlie sarebbero rimaste sempre da sole e quindi hanno deciso di lasciarle a casa con la nonna.
Ma che lavoro facevano i genitori prima di partire? Riuscivano a vivere dignitosamente prima della loro partenza?
Tutti e due lavoravano ma sicuramente con la loro paga era difficile vivere dignitosamente.
Come hanno reagito i genitori quando hanno visto il documentario?
Nel 2012 quando ho finito il documentario la famiglia di Sanda e Ani è stata la prima a cui l’ho fatto vedere e in quel periodo erano in Romania anche i genitori, rientrati dalla Spagna per le vacanze. Durante il documentario il papà è stato zitto tutto il tempo, mentre la madre, soprattutto davanti alle parti più dolorose rideva e cercava in qualche modo di compensare la tensione emotiva nel vedere la sofferenza delle figlie.
Poco dopo la visione del documentario i genitori sono tornati a vivere in Romania. Forse anche a causa della crisi economica e del fatto che il papà aveva perso il lavoro, ma anche in seguito alla visione del documentario.
E sono andati tutti assieme a vivere nella casa nuova?
No, quella non è mai stata terminata, continuano a vivere tutti a casa dei nonni. Il padre ha trovato un’occupazione nel settore del legname e la madre lavora all’interno dell’Ikea. Quella casa grande è rimasta quindi vuota. In quella casa, soprattutto Ani ha passato molto tempo mentre i genitori erano distanti. Spesso da sola, spesso triste e infatti si chiede: “Ma quando arriverà il momento in cui si andrà a vivere assieme in questa casa? Arriverà forse quando noi saremo già adulte?”.
Paradossalmente quello che ha rappresentato per tutti il motivo della separazione è il simbolo dell’unità famigliare. Quella casa rischia di non venire mai terminata. Quando i genitori hanno deciso di rientrare le figlie, oramai adulte, stanno iniziando una propria vita indipendente.
Cristina Bezzi @Osservatorio Balcani e Caucaso

Te iubeste mama! @FB

La madre molto amata (Mult iubita mama) – Nicoleta Nicolau

Multumiri Nicoleta Nicolau pentru aceasta minunata poezie dedicata Proiectului “Te iubeste mama!”
Nicoleta Nicolau

Sono passati giorni, mesi, poi gli anni
Da quando, con lacrime agli occhi mia madre
Mi disse che sarebbe andata a lavorar lontano
Sperando di potermi offrire vita dignitosa e farmi studiare.

Rimasi sola e mi sentì tradita, abbandonata,
Perché lei che mi diede vita, la madre molto amata
Scomparve all’improvviso dietro la porta bianca
Lasciandomi ricordo non un sorriso caldo bensì,
un viso di lacrime bagnato.

La mia fiabesca infanzia finì proprio quel giorno
Perché senza di lei la mamma, la casa era vuota
Il dolce era diventato amaro, il cibo insapore
E tutto ciò che mi piaceva prima, adesso non aveva più colore.

Il sole del mattino non era più lo stesso
Il fiore nel giardino di un bel colore rosso
Che il mio naso amava odorare molto spesso
È diventato grigio e privo di ogni odore o senso.

Pian piano il senso d’abbandono è diventato altro
Perché pensando bene, la madre molto amata
Se n’era andata via per farmi stare meglio
Così, il sentimento COLPA s’impadronì veloce del mio cuore.

Non mi andava più di ridere o di scherzare
A scuola ho smesso persino d’ascoltare, studiare
Già, nella mia vita stracolma di tristezza e sofferenza
Non c’era spazio per profumi, colori o spensieratezza
Perché mancava il respiro, il battito del cuore, il sole…
Insomma, mancava lei, la madre molto amata.
Nicoleta Nicolau
Calascibetta, 30 luglio 2013

Mult iubita mama

Au trecut zilele, lunile iar mai apoi si anii
De când cu ochii lăcrimând iubita mamă
Mi-a spus că s-ar fi dus la muncă foarte departe
Sperând să-mi poată oferi o viaţă demnă, bunăstare.

Am rămas singură şi m-am simţit trădată, abandonată,
Pentru că ea, mama mult iubită, cea care mi-a dat viaţă
Ieşind pe uşa albă a dispărut pe neaşteptate, dintr-o dată
Lăsându-mi amintire nu un surâs cald, ci o faţă de lacrime udată.

In ziua aceea urâtă copilaria mea de basm s-a terminat
Pentru că fără de ea, mama, casa era goală goală,
Mâncarea era fără gust iar dulcele se transformase în amar
Iar tot ce îmi placea înainte, acum nu mai avea culoare.

De dimineaţă soarele era cu totul altul, întunecos,
Iar floarea din grădina de culoarea roşu intens
Pe care nasul meu cu drag o mirosea destul de des
A devenit de-un gri închis, fără miros sau sens.

Treptat, abandonarea s-a transformat în altceva
Căci reflectând profund, cu durere am observat
Că pentru bunastarea mea, mama mult iubită s-a sacrificat
Şi astfel sentimentul VINĂ a umplut simţurile şi inima mea.

N-am mai putut să râd sau să glumesc nici o secundă
La scoală am încetat să ascult, să scriu, să studiez
Da, în viaţa mea plină de lacrimi, tristeţe, suferinţa
Nu mai era loc pentru parfumuri, culori, o vorbă bună
Caci îmi era dor de ea, de mama mult iubită
Pentru că ea e aerul, bătaia inimii şi soarele ce mă sărută.
Nicoleta Nicolau
Calascibetta, 30 luglio 2013

Vivere in Italia – Mamma ti vuole bene @Io e il mio bambino

Un progetto per avvicinare le donne romene ai figli rimasti in patria Dossierioeilmiobambino

Ioeilmiobambino

Francesca Capelli

“Un zambet pentru mama mea” Mihaela Tanasa @Biblioteca Popricani

Comunicarea este importanta pentru parinti si vitala pentru copii http://www.teiubestemama.it

“Un zambet pentru mama mea” e povestea copiilor care cresc cu parintii plecati departe, la lucru in tari straine…”

E si povestea lui Sebastian. Tatal plecat la lucru in Italia, sufera un accident de munca si din motive financiare comunicarea dintre ei devine foarte dificila.
Timid, dar cu zambetul pe buze, copilul intra in bibliotea si privind spre calculatoare intreaba cu speranta in glas daca poate sa vorbeasca cu tatal sau… De atunci, in fiecare zi la pranz, dupa ore, Sebastian avea “intalnire” cu parintele de departe.
Intr-o zi il aduce si pe fratele lui mai mic, David. Vorbind la microfon, auzeam fara sa vreau conversatiile lor. Erau atat de emotionante, era atata dor in cuvintele copilului…
Povestea are un final fericit. Tatal lui Sebastian se intoarce acasa, odata cu Mos Craciun, spre fericirea copiilor. Dupa cateva zile, a venit la biblioteca cu un buchet de flori. A dorit sa imi multumeasca pentru ca l-am lasat pe Sebastian sa vorbeasca cu el. A fost unul dintre cele mai frumoase momente din cariera mea de bibliotecar!
Mihaela Tanasa @Biblieca Popricani
Un zambest pentru mama mea @FB Causes

Efectele plecarii parintilor la munca in strainatate asupra copiilor ramasi singuri acasa

Societatea romaneasca se confrunta cu o generatie intreaga de copii cu parinti plecati in strainatate, teoretic ca sa le faca lor un viitor. Oficial, sunt aproximativ 82.000 de copii, in toata tara, care au cel putin un parinte plecat la munca in strainatate. Neoficial, sunt mult mai multi, pentru ca foarte multi parinti nu au declarat autoritatilor in grija cui si-au lasat copiii. Sunt cazuri de copii care au fost lasati singuri acasa. Se ajuta si se cresc unii pe altii. Deja nu mai este o problema punctuala a fiecarei familii, in care parintii decid sa plece la munca in strainatate.
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Este o problema a intregii noastre societati.

Foarte importanta in relatia copiilor cu parintele/parintii plecati la munca in strainatate este comunicarea. Comunicarea reala, sincera, bazata si insotita de emotie si sentimente, axata cu predilectie asupra a ceea ce simte copilul, si nu impersonale si generale, de genul “ce mai faci?” si “cum e la scoala?”.

Unii parinti mentin o relatie apropiata si, foarte important, constanta cu proprii copii. Astfel, isi suna copiii destul de des, uneoric chiar in fiecare zi, incercand sa stabileasca o legatura apropiata cu ei prin abordarea problemelor si dificultatilor pe care acestia le intampina in viata de zi cu zi. Mai mult, unii dintre ei ajung chiar si sa se intereseze de performantele lor scolare, mentinand legatura cu invatatorii sau dirigintii copiilor. Toate acestea ii confera copilului siguranta de care are nevoie pentru o dezvoltare psiho-sociala normala.

Este foarte important ca aceasta comunicare care se stabileste intre copii si parinti sa fie constanta. O comunicare care nu decurge in mod constant creeaza sincope si goluri in relatia dintre acestia. Copiii se indeparteaza astfel de parinti, fara a mai gasi sprijin in acestia. Mai mult, lipsa unei comunicari constante pana in prezent ii face pe adolescenti si tineri sa se simta chiar mai putin confortabil langa parinti in situatia unei reintalniri.
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Efecte negative genereaza si situatiile in care parintii isi mint copiii, amana luarea anumitor decizii legate de acestia sau nu le iau in considerare dreptul de a participa la deciziile care ii implica si pe ei. Exista parinti care isi amagesc continuu copiii in legatura cu perioada de timp petrecuta de ei in strainatate. Ei promit ca se intorc la o anumita data, fara a respecta ceea ce au promis. Toate acestea determina scaderea increderii in parinti si adulti in general, scaderea stimei de sine, scaderea starii de optimism privind viitorul familiei.
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Se recomanda evitarea situatiilor in care copii au o anumita varsta, 13-14 ani, sa ramana sa se ingrijeasca singuri, avand eventual sprijin partial din partea unui adult (ruda, vecin, o cunostinta a parintilor, gazda)

Situatiile in care copiii raman o perioada de timp fara prezenta unui parinte sau a unui alt adult de referinta
(bunici activi si implicati, alte rude apropiate) care sa ii supravegheze, protejeze si sa ii sustina mai ales la nivel afectiv in actiunile pe care ei le intreprind , pot avea asupra acestora efecte negative, atat la nivel emotional cat si la nivel comportamental.
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La nivel emotional, copiii se pot simti:

- lipsiti de speranta, de certitudinea unui viitor implinit si fericit;
fara nici un fel de sustinere si incurajare in orice activitate de participare ( includem aici si participarea la activitatile scolare );
- fara sustinere in perioadele considerate a fi decisive pentru ei (de exemplu examenul de capacitate, bacalaureat, alegerea unei facultati etc);
- retrasi si cu tendinte de izolare, lipsiti de dorinta de a comunica cu ceilalti.

Dintre efectele comportamentale ale separarii indelungate a copiilor de parinti se pot mentiona:
- abandon scolar (tendinta intalnita majoritar in randul baietilor );
- participare scoalara scazuta (absenteismul este des intalnit printre minorii adolescenti ramasi singuri acasa fara o supraveghere constanta din partea unui adult);
- izolare si comunicare slaba, atat cu ceilalti copii, cat si cu invatatorii sau profesorii;
tendinta de asociere in grupuri deviante, uneori chiar infractionale (intalnita in special in randul baietilor);
risc de consum de droguri.
Efectele mentionate, atat la nivel psiho-emotional cat si comportamental, se regasec intr-o anumita masura si la copiii care, desi teoretic se afla in grija unui adult, adica locuiesc cu un bunic sau alta ruda, nu gasesc un sprijin real in acestia sau, mai mult, nu resimt autoritatea, lipsa parintilor de acasa este un prilej de a-si exprima libertatea, ajungand in aceeasi situatie de risc (abandon scolar, asociere cu grupuri cu actiuni mai putin dezirabile social).

D.G.A.S.P.C. Neamt Efectele psiho-comportamentale ale plecarii parintilor la munca in strainatate asupra copiilor ramasi singuri acasa.
Te iubeste mama! @FB Causes
www.teiubestemama.it

Presa italiana: Mamele imigrante din Romania, acuzate pe nedrept ca isi abandoneaza copiii

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Romancele nevoite sa isi caute un loc de munca in strainatate sunt deseori acuzate ca isi abandoneaza copiii in tara natala, insa situatia este mult mai compelxa, scrie presa italiana.

Concluzia ii apartine unui antropolog italian, Cristina Bezzi, care a facut o cercetare referitoare la situatia romanilor care vin la munca in Italia, arata Osservatorio Balcani e Caucaso.

Astfel, incepand din anii 90′, Italia s-a confruntat cu o crestere puternica a migratiei din tarile est-europene, mai ales din Romania. Fenomenul a luat amploare dupa prabusirea sistemului socialist, iar oamenii au devenit din ce in ce mai saraci din cauza restructurarilor politice si a implemantarii economiei neo-liberale.

La Repubblica: “Parintii mei au emigrat” – Depresia celor 300.000 de copii romani

In anul 2011, comunitatea de romani din Italia era de peste un milion de persoane. In contextul unei imbatraniri rapide a populatiei europene si a cresterii nevoii de ingrijire, multe femei din Romania isi cauta de munca in acest sector, lasandu-si familiile si copiii acasa.

Femeile care provin din mediul rural, unde oportunitatile de a gasi un job sunt si mai restranse, privesc migratia ca pe o sansa de a creste nivelul de trai al familiei. Aceste femei au devenit “stalpul casei”, rol rezervat, pana nu demult, barbatilor.

Plecarea lor este vazuta ca o cauza pentru destramarea familiei, iar comportamentul femeilor fata de copiii lor este considerat lipsit de scrupule, pentru ca ii abandoneaza pentru un trai mai bun.

Peste 350.000 de copii romani au cate un parinte la munca in strainatate

Sociologul Viorela Foamete-Ducu, citat de antropologul italian, a analizat in teza sa de doctorat strategiile maternitatii transnationale in cazul femeilor din Romania. Ducu a observat ca, in tara natala, femeile sunt discriminate atat la nivel de comunitatea din care provin, cat si prin construirea unei perceptii sociale negative prin mass media.

Totusi, in lucrarea sociologului se demonstreaza ca, in cele mai multe dintre cazuri, nu se poate considera ca minorii au fost abandonati de mamele lor, pentru ca, in ciuda distantei, femeile mentin o legatura emotionala si continua sa le ofere educatie copiilor, care sunt ingrijiti de rude precum bunici sau surori.

Copiii romani, “orfani ai migratiei” in strainatate – Sa fie Skype solutia?

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In tara noastra traiesc aproximativ 350.000 de asa-numiti “orfani ai migratiei”, mai exact copii abandonati de romancele care pleaca din tara pentru a munci in strainate, in special ca ingrijitoare, potrivit Unicef.

Jumatate din acesti copii au sub 10 ani si sunt victimele unei separari fortate de mama, la o varsta foarte frageda, realateaza west-info.eu.

Sentimente insuportabile de vina si abandon le cauzeaza celor mici depresii severe, care se sfarsesc de multe ori prin sinucideri. Mamele sufera, de asemenea, de asa-zisul “sindrom Italia”, cu alte cuvinte o depresie cauzata de sentimentul ca nu sunt destul de prezente in viata copiilor lor.

Presa italiana: Mamele imigrante din Romania, acuzate pe nedrept ca isi abandoneaza copiii

In acest context, presedintele Asociatiei Romancelor din Italia, Silvia Dumitrache, a lansat un proiect numit “Mama te iubeste”.

Initiativa promoveaza comunicarea dintre mama si copil prin faptul ca celor mici le este permis sa folosesca gratuit Internetul in bibliotecile din Romania, astfel incat sa poata vorbi pe Skype cu mamele lor.

La Repubblica: “Parintii mei au emigrat” – Depresia celor 300.000 de copii romani

http://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2010/10/10/news/i_mei_genitori_all_estero_per_lavoro_la_depressione_dei_bimbi_romeni-7918930/index.html?ref=search

Este o modalitate de a proteja dezvoltarea social-emotionala a acestor copii si de a face distanta mai suportabila. Mamele isi pot ajuta copiii chiar sa isi faca temele prin intermediul platformei Skype.

Asociatia cauta sprijin si in randul autoritatilor italiene, iar municipalitate din Milano a acceptat deja sa se alature schemei. In viitor, se doreste chiar crearea unei platforme destinata comunicarii intre copii si mamele plecate la munca in strainatate.
articol publicat in Ziare.com

Grazie a Sergio Bontempelli per la versione in Italiano!
Secondo l’Unicef, nel nostro paese [in Romania, ndr.] sarebbero circa 350.000 i cosiddetti ‘orfani dell’immigrazione’, cioè i bambini abbandonati dalle madri che lavorano all’estero, soprattutto nel lavoro di cura.

Metà di questi bambini hanno meno di 10 anni e sono vittime di vere e proprie separazioni forzate dalle madri. Il senso di colpa e di abbandono provoca ai piccoli serie forme di depressione, mentre le madri soffrono della cosiddetta ‘sindrome italiana”, cioè di una depressione causata dal non sentirsi abbastanza presenti nella vita dei loro bambini.

Per questo, la presidente dell’Associazione Donne Romene in Italia, Silvia Dumitrache, ha promosso un progetto chiamato ‘Mamma ti vuole bene’ (Te iubeste mama – http://www.teiubestemama.it).
L’iniziativa intende favorire la comunicazione tra le mamme e i bambini, permettendo a questi ultimi l’accesso gratuito a internet nelle biblioteche della Romania, in modo che possano comunicare con le loro madri attraverso skype.

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